Quando il gioco si fa duro, arriva Mastella!

(Carmelo Lopapa – la Repubblica) – «Conte deve capirlo, i responsabili sono come l’amante. A un certo punto devi dare loro dignità, portarli allo scoperto, riconoscerne il valore. Altrimenti ti dicono addio e sul più bello non potrai contare su di loro». Manuale di sopravvivenza nella suburra parlamentare secondo Clemente Mastella. Oggi ruspante sindaco di Benevento, comunque marito della senatrice Sandra Lonardo già per sua stessa ammissione «responsabile verso il Paese», comunque pronta a dare il suo contributo, se il pallottoliere di Palazzo Madama dovesse chiamare.

Tredici anni fa, il governo Prodi cadde dopo le inchieste della magistratura che lambirono proprio la consorte dell’allora Guardasigilli Udeur (poi prosciolta). Oggi potrebbero essere ancora una volta i “Mastellas” a salvare, al contrario, un governo di quasi centrosinistra (ma bisognerà avvertire Di Battista che pochi mesi, criticando la linea M5S, disse: “Stiamo diventando l’Udeur”). Certo è che se l’avvocato di Palazzo Chigi ha davvero deciso di puntare tutto sulle truppe sparse del Misto al Senato, dopo il forfait definitivo dei 18 renziani, allora la partita si fa parecchio complicata.

«Il problema è che Renzi come Erodiade pretende a tutti i costi la testa di Giovanni Battista, alias Conte, un problema tutto personale – continua Clemente Mastella – Ma finirà per suicidarsi: Grillo non gli permetterà mai di rifare la stessa maggioranza con premier Cartabia o il mio amico Franceschini. Piuttosto si va dritti al voto». A meno che non spuntino all’ultimo momento i responsabili, appunto.

«Ma deve dare loro dignità, strutturarli», ripete l’ex leader Udeur che dietro le quinte continua a tessere, come sempre. «Sto dando vita a una formazione di “andanti responsabili”, sparsi in varie regioni, da Salvatore Cardinale in Sicilia a Mario Floris in Sardegna. Ma non faccio in tempo a incidere in questa crisi, anche se un paio di amici al Senato li ho», ammette. È un altro amico che a suo dire, e non solo suo, potrebbe incidere. Ed è Silvio Berlusconi: «Fossi in Silvio accetterei per senso di responsabilità e diventerei il salvatore della Patria».

Al momento, invece, il Cavaliere sembra resistere alle pressioni quotidiane di Renato Brunetta e Gianni Letta per uscire dallo stallo. A Palazzo Madama il gruppo dei 54 forzisti è blindato dal «bunker dei quattro», come lo chiamano: Bernini, Ronzulli, Schifani e Gasparri. Così anche per i tre vicini a Mara Carfagna («Fantascienza pura», il sostegno al governo, chiude lei). Fallito pure il corteggiamento di altri tre forzisti come Dal Mas, Mallegni e De Siano.

Stessa storia per i tre di Toti, «noi da qui non ci muoviamo», ripete Paolo Romani. A Palazzo Chigi continuano a sostenere che basterà arrivare a quota 158 per riprendere il largo, perché i senatori eletti sono 315 (altri sei a vita). Finora possono contare sui 92 del M5S, sui 35 dem, i 5 di Leu, i 6 delle Autonomie e sui 9 del Misto già con loro in molte occasioni: Buccarella, Cario, De Bonis, Di Marzio, Fantetti, Fattori, Lonardo, Merlo, Ruotolo. Fanno 147.

Ne mancherebbero all’appello 11. Il pressing sugli altri ex 5S Ciampolillo, Drago, Martelli, Pacifico, De Falco, Nugnes, Giarrusso diventa determinante. E poi c’è l’incognita dell’ex pd Tommaso Cerno. Tutti potenzialmente utili, a una condizione, paradossalmente suggerita da Giancarlo Giorgetti: «Impensabile che ci si affidi a un manipolo di parlamentari sparsi. L’unica strada – dice il numero due della Lega – un gruppo che si costituisca in Parlamento e che abbia un preciso progetto politico». Insomma, come direbbe Mastella, la strada è quella di dare dignità all’«amante».

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1 reply

  1. Che strano, le stesse parole usate ieri sera da Renzi, ricompaiono, praticamente tali e quali, il giorno dopo su Repubblica

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