Le Regioni vanno subito abolite e ridotte a meri “enti di servizio”

(di Filoreto D’Agostino) – In un recente articolo su Repubblica, il professor Zagrebelsky ha denunciato la natura divisiva e paralizzante delle Regioni e la difficoltà per tutti i governanti, ai tempi del Covid, di assumere decisioni giuste, ma impopolari, per non perdere consensi nei sondaggi e nei continui turni elettorali: parlare ai cittadini in spirito di verità e agire di conseguenza equivarrebbe per loro a un suicidio politico.

L’analisi sconsolata dell’eminente studioso va condivisa, salvando tuttavia un briciolo di speranza. Sulle Regioni. La loro istituzione rispose a un’impellenza che appare più coerente a un pirandelliano “non si sa come” che a esigenze reali di rappresentanza. Sin dal loro nascere quegli enti hanno manifestato insofferenza per le procedure che premiano il merito e per ogni forma di controllo. Il quadro, già notevolmente dissestato, è peggiorato con il titolo V della Costituzione, manifesto della dottrina favorevole all’istituzione regionale e generatrice di riforme improvvide e perfino funeste: dal decreto legislativo in materia di sanità (1992) alle leggi Bassanini del 1997 che hanno sancito, con la scusa dell’ammodernamento, la soggezione alla politica di ogni atto pubblico. Si sono così estese a tutte le pubbliche amministrazioni le metodiche imperanti all’interno delle Regioni, rinforzandole con innesti all’amatriciana.

Gli effetti deleteri sono sotto gli occhi di tutti: si sono eliminati i controlli, si osteggia con fastidio la selezione dei migliori e si consegnano gli apparati pubblici nelle mani di improvvisati e spesso incompetenti demiurghi: i commissari straordinari, i superdirettori, i manager. La sottostante concezione antropologica, riconducibile agli esponenti di quella dottrina che passano per democratici, implica una riedizione della nostalgica teoria dell’uomo forte. Alle gestioni “manageriali” non si può neppure riconoscere qualche progresso, perché tutti gli indici di funzionalità, democraticità e miglioramento economico-sociale risultano negativi proprio dall’entrata in vigore di quelle leggi: un processo di estrema decadenza celebrato in un tripudio di grossi emolumenti, arbitri indotti dal patron politico e spudorate concessioni al diritto di satrapia.Nella tragedia Covid tutto questo sta emergendo. Lo testimonia, ad esempio, un articolo di Domani sulla proliferazione abnorme di commissari straordinari, assolutamente incongrua per un ordinamento democratico; lo testimonia lo scarso credito guadagnato da molti “governatori” tanto per incrementare il disgusto per lo scandalo sulle spese private pagate con soldi pubblici; lo testimonia la débâcle del sistema sanitario regionale con la chiusura di circa 200 ospedali e la contrazione della medicina territoriale mentre si elargivano notevoli risorse alla sanità privata. Qui s’innesta la nota ottimistica. Superata la bufera, s’imporrà una rimodulazione dell’istituto regionale e, a cascata, una riforma delle pubbliche amministrazioni. L’abolizione delle Regioni sarebbe eccellente. Bisogna essere realisti. Dopo aver creato al loro interno una quantità industriale di poltronissime, poltrone, posti, posticini e strapuntini, sarebbe illusorio chiedere alla classe politica di privarsene del tutto. È indispensabile comunque una limitazione degli appetiti, attraverso una disciplina costituzionale che determini economicità, funzionalità, omogeneità, acquisizione di competenze nonché continui controlli. Si tratta di rimodulare l’istituto regionale in ente di servizio e decentramento, spogliandolo delle appariscenti e confuse caratteristiche di soggetto politico. È necessario che i cittadini facciano sentire forte e chiara la loro voce. Le energie ci sono: negli ultimi 14 anni il popolo ha respinto due tentativi, nel 2006 e nel 2016, di trasformare la democrazia in democratura.

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3 replies

  1. bassanini, dalema, draghi, napolitano e altri distruttori di democrazia e giustizia sociale non sono ancora stati chiamati a rispondere delle loro gravissime responsabilità… per i danni causati alla nazione e ai cittadini italiani onesti…?

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    • @Giovanni 60
      L’Italia ha smesso di crescere lo stesso giorno in cui è diventata operativo il dettato costituzionale che
      richiedeva la nascita dell’ordinamento regionale.
      Come un ulivo infestato dalla xylella, l’albero sta appassendo divorato da infiniti, famelici parassiti.

      Ma siamo proprio sicuri che la nostra sia la “Costituzione più bella del mondo”?
      No, perchè, a giudicare da come oggi siamo ridotti mi sembra questa un’ennesima fake new.
      Ma le Costituzioni non sono le Tavole della Legge, incise per sempre sulla pietra.
      Le Costituzioni si possono cambiare, magari, per una volta, a vantaggio dei cittadini e non solo
      di Lorsignori e dei loro manutengoli politici.
      Per cambiarle ci vuole un popolo che sappia quello che vuole e che non si faccia infinocchiare
      dai suddetti.
      Ma perchè un popolo ottuso (tutti i popoli sono ottusi!) riesca a trovare unità di intenti occorre
      che qualcuno s’impegni a spiegargli per bene come stanno le cose e a organizzare un movimento
      referendario che abbia lo scopo di ELIMINARE il Sistema Regionale e i suoi parassiti.
      Facciamo girare l’idea.
      Piantiamo un seme.
      Potrebbe nascere una pianta che dà frutti dolci e succosi invece che dure bacche velenose.

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