Come fare una montagna di soldi sulle mascherine in tempo di emergenza

(Giacomo Amadori e Fabio Amendolara – la Verità) – L’affare delle mascherine che ha portato nelle casse della Sunsky 60.000.000 di provvigioni (anche se dall’azienda dicono che sono un po’ meno) è stato organizzato da Mario Benotti, ex dg di Rai World e caporedattore in aspettativa della tv di Stato, ma con ottimi addentellati nella politica. Per aver messo in contatto la Sunsky con il commissario straordinario Domenico Arcuri e con il funzionario dell’ufficio acquisti Antonio Fabbrocini ha incassato 12 milioni di euro. Il cinquantacinquenne ingegnere aerospaziale, Andrea Vincenzo Tommasi, titolare al 99% e presidente della milanese Sunsky Srl chiarisce con La Verità: «Benotti, che conosco da 5-6 anni, mi ha chiamato per chiedermi se conoscessi qualcuno che potesse vendere ventilatori».

All’inizio Tommasi trova un venditore e invia delle quotazioni, ma non si arriva ai contratti. Altro passaggio a vuoto con la ricerca di guanti protettivi. Alle fine la Sunsky riesce a trovare quello che serve al governo. «Quando mi ha parlato delle mascherine, lì è venuto fuori il discorso della Cina. Ho trovato prezzi più bassi di Consip, forniti in tempi molto più rapidi e con i certificati». E l’affare va in porto. Tommasi ha parlato direttamente con Arcuri? «No, Benotti mi ha messo in contatto con Fabbrocini. Arcuri credo che abbia chiamato Benotti».

A questo punto Tommasi firma un contratto di consulenza con Benotti come persona fisica. «Ho rinunciato a parte delle mie provvigioni e l’ho fatto pagare direttamente dai cinesi. Così è rimasto tutto tracciato» aggiunge l’ingegnere.trascorsi politiciMa chi è Benotti, l’uomo che sussurra ad Arcuri? È stato consigliere giuridico dell’ufficio di gabinetto del ministero delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio e consigliere del ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, con delega a giovani, lavoro e innovazione.

È stato anche capo della segreteria particolare e consigliere per gli affari politici e istituzionali del sottosegretario di Stato con delega alle Politiche e agli Affari Europei Sandro Gozi. Nel 2020 Benotti ha proposto a Tommasi anche la sua amica Antonella Appulo come consulente per la comunicazione di Sunsky. «Mi ha detto: devi fare un po’ di pubbliche relazioni e mi ha presentato lei. Credo fosse inizio anno», dice Tommasi. «Per me una persona valeva un’altra, non essendo esperto del settore».

I risk manager che hanno segnalato presunti movimenti sospetti della Sunsky all’ufficio analisi finanziaria della Banca d’Italia hanno evidenziato due bonifici da 26.520 euro l’uno pagati dalla stessa Sunsky alla Appulo (uno dei quali il 19 maggio scorso). Chi è questa signora? Sul suo profilo Linkedin si presenta come funzionario del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. In effetti è stata segretaria particolare del ministro Delrio (alla cui corte ha incrociato Benotti).

Nell’area trasparenza del sito del Mit compare il suo contratto a tempo determinato con validità 3 aprile 2015 – 31 luglio 2018. La Appulo sul Web viene descritta come attiva in ambiti ministeriali da circa tre lustri, prima con Clemente Mastella, poi con Mara Carfagna, successivamente con Piero Gnudi e, dal 2013, con Delrio. I risk manager che hanno fatto la segnalazione all’Antiriciclaggio hanno scovato una vecchia storia che riguarda la donna. Quando era un’esponente del movimento giovanile dell’Udeur è finita nelle carte di una maxi inchiesta della Procura di Reggio Calabria sui clan ‘ndranghetisti dei Piromalli e dei Molè.

A lei gli investigatori arrivarono intercettando l’indagato Aldo Miccichè e il boss Antonio Piromalli. Nel settembre 2007 il primo dice che ha parlato direttamente con la Appulo, oltre che con la segretaria particolare del Guardasigilli Mastella. I boss, svelò l’inchiesta, avevano a cuore la questione del 41 bis. La Appulo tornò alla ribalta quando il suo compagno, Marco Bonamico, ex ad di Sogei, venne assunto come dirigente della società Quadrilatero Spa, controllata dall’Anas, società sotto l’ombrello del ministero guidato all’epoca da Delrio, di cui la Appulo era collaboratrice.

Torniamo alle mascherine. Alla fine il governo ha acquistato, attraverso la mediazione di Sunsky e della Microproducts it presieduta da Benotti e controllata all’80% da Partecipazioni Spa (di cui il giornalista è fondatore e vicepresidente), oltre 800 milioni di mascherine per un importo complessivo di 1.250.000.000. In Partecipazioni Spa uno dei soci è Guido Pugliesi: classe 1940, già consigliere d’amministrazione di Cinecittà holding (fino al 2005), ed ex amministratore delegato dell’Enav, la società che gestisce il traffico aereo civile in Italia. Nel 2010 è finito ai domiciliari con l’accusa di aver consegnato 200.000 euro all’ex tesoriere Udc Giuseppe Naro.

Si difese sostenendo che il suo accusatore era mosso da ragioni di rancore e di vendetta perché la sua ditta era stata esclusa dall’Enav. Dopo quasi otto anni dall’imputazione, però, il Tribunale di Roma ha decretato la prescrizione del reato. Compagini societarie a parte, le provvigioni per la fornitura di 800 milioni di mascherine ammontano a circa 72.000.000 di euro, circa il 5,75 per cento del costo totale dei dispositivi. La Sunsky sostiene che siano state più basse, ma non ha voluto specificare di quanto. «Posso dirle che la consegna delle mascherine doveva iniziare quindici quindici giorni dopo la firma dei contratti e proseguire a scaglioni sino al completamento delle forniture, con ottobre come termine ultimo», concede Tommasi.

«Ma abbiamo terminato le consegne a luglio». In tutto sono stati fatti sette ordini a tre società cinesi: 231.617.647 Ffp3 sono costate 3,4 euro l’una (trasporto compreso; 110 milioni di Ffp2 da 2,16 a 2,20; 460 milioni di chirurgiche (dalla Cina, a maggio ne erano state ordinate in tutto 1,8 miliardi da 15 diversi fornitori) da 0,49 a 0,55. I prezzi erano gli stessi per le mascherine in arrivo in primavera e i dispositivi consegnati in estate (anche se il contratto parlava anche di autunno). Per fare un confronto, nella Regione Lazio, in piena emergenza, le mascherine sono state acquistate, per quantità molto inferiori, a prezzi simili: 4 milioni di Ffp3 sono costate in media 3,9 euro, 17,6 di Ffp2 3,17 e i quasi 13 milioni di chirurgiche 0,58.

La Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione, ha acquistato in pieno caos le Ffp3 a 5,88, le Ffp2 a 4,58 e le chirurgiche a 0,56.l’antiriciclaggioTommasi ci assicura che la segnalazione all’Antiriciclaggio non avrebbe avuto per lui conseguenze: «Abbiamo saputo dei controlli da parte della Banca Intesa a cui abbiamo consegnato tutto. Successivamente non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione e abbiamo potuto continuare a operare, quindi deduco che i controlli abbiano certificato l’assenza di qualunque tipo di problema».

Sui guadagni monstre di Tommasi e Bonetti rivelate ieri dalla Verità, i deputati di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli e Andrea Del Mastro Delle Vedove hanno presentato un’interpellanza al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro della Salute Roberto Speranza per sapere se fossero a conoscenza delle provvigioni pagate sull’acquisizione delle mascherine. Hanno anche chiesto se gli interpellati intendano far luce sui rapporti degli imprenditori coinvolti con il commissario dell’emergenza.

2 replies

  1. L’unica foto di sti tipi (il cui ipotetico reato mi sfugge: sono privati, hanno fatturato, quindi?) che la redazione de “la buscia” possedeva era con Prodi?

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  2. L’intero articolo è il classico esempio di come manipolare l’informazione. Si mettono in fila una serie di fatti noti e inoppugnabili, evitando accuratamente di specificare che gli stessi non sono oggetto di indagine nè potrebbero esserlo, dato che è tutto perfettamente lecito e alla luce del sole, e lo si fa con l’aria di raccontare chissà quale segreto, a cominciare ovviamente dal titolo, infatti la primissima cosa spiattellata sono le cifre, che, presentate in maniera roboante, appaiono già di per sè come scandalose al lettore-target, mentre l’unica vera notizia presente, ovvero la ridicola interpellanza presentata dai due deputati di FdI (e chi altri se non la pesciarola? Ormai è questa la sua cifra distintiva) è menzionata con vaghezza solo nel finale, con malcelata sicurezza del fatto che, tanto, buona parte del target a cui certa spazzatura è rivolta, nemmeno arriverà a leggerlo.

    Puro giornalismo paraculo, di cui il direttore di questa testata è l’indiscusso maestro: l’articolo è perfettamente al riparo da querele di qualunque tipo, non si può nemmeno accusalo di giornalismo spazzatura perchè tecnicamente non contiene alcuna falsità, ma è molto paraculo perchè solletica la pancia al punto giusto, quel tanto da vellicare nel suo lettore medio la fantasia che il Governo (o un mai non meglio precisato “loro”) lucrino sulle mascherine, poi ci penserà la vulgata popolare a condire il tutto con suggestioni del tipo che l’intera emergenza non sia che una scusa per venderci le mascherine (è toccato sentire anche questa, e naturalmente durerà finchè i fantomatici “loro” non svuoteranno finalmente i magazzini, che ora sono ben pieni).

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