“Aiutò i clan a entrare nell’affare farmaci”: arrestato il ras di FI

(di Lucio Musolino – Il Fatto Quotidiano) – “Si manda sull’aereo… se l’azienda manda in Inghilterra la medicina… ci sono antitumorali… Giova’… antitumorali che costano duemila euro… okay? Gli ospedali li comprano a mille… nell’Inghilterra li vendono a cinquemila… gli antitumorali… quindi tu li compri a mille e li vendi a cinquemila”. Le parole di Salvatore Grande Aracri, detto “il Calamaro”, sono la dimostrazione plastica di come ’ndrangheta e politica insieme si sono mangiati la Calabria. Una regione che oggi è devastata dal virus ma in cui, fino a ieri, cosche e colletti bianchi speculavano addirittura sui medicinali destinati a chi soffre di tumore. È questo uno degli aspetti più raccapriccianti dell’operazione “Farmabusiness”.

Su richiesta della Dda di Catanzaro i carabinieri hanno arrestato 18 persone. Ai domiciliari è finito anche il presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini accusato di aver favorito, nel 2014, quando era assessore al Personale i boss dei Grande Aracri. Per loro ha accelerato “l’iter burocratico per il rilascio di necessarie autorizzazioni nella realizzazione del ‘Consorzio Farma Italia’ e della società ‘Farmaeko’, che prevedeva la distribuzione dei cosiddetti medicinali da banco sul territorio nazionale”.

Per il procuratore Gratteri e i suoi pm, l’esponente di Forza Italia e “quegli amici” della cosca Cutro avevano “il programma delittuoso di truffare il Ssn esportando illegalmente farmaci oncologici per rivenderli all’estero con profitti spropositati”. Secondo il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e i sostituti Paolo Sirleo e Domenico Guarascio che lo hanno accusato di concorso esterno con la ’ndrangheta e scambio politico-mafioso, Tallini era il “contatto privilegiato” delle cosche crotonesi. Per il gip, che ieri ha firmato l’ordinanza di custodia, quella dell’esponente di Forza Italia è “una contiguità ’ndranghetistica che sfiora la vera e propria intraneità”.

L’uomo di collegamento era un tecnico antennista e concessionario di Sky per la Calabria: Domenico Scozzafava, “l’uomo della pioggia” di Tallini, “un formidabile portatore di voti” ma anche uno “’ndranghetista fino al midollo”. È lui che, facendosi garante dei favori che la cosca riceverà dal politico, offre in dote Tallini ai Grande Aracri, consentendo ai boss di entrare nel progetto “Farmitalia” che nasce da un’idea dell’ex senatrice Anna Maria Mancuso, ex Pdl, ma oggi passata alla Lega.

Nel 2013, in vacanza a Sellia Marina con il marito e con il factotum Walter Manfredi, l’ex senatrice Mancuso entra in contatto con Scozzafava, ritenuto il trait d’union tra gli ambienti criminali più pericolosi, quelli di una politica dedita alla spregiudicata ricerca di consensi e gli ambienti di un’imprenditoria parassita”.

Per i pm, la Mancuso e il marito “spariranno in pochi mesi dalla scena” e si diranno delusi “dagli amici calabresi”. Prima di suicidarsi nel 2016, il “faccendiere” Manfredi resta ed entra nell’affare del “Consorzio Farma Italia”, portando dentro il commercialista romano Paolo Del Sole che, tra i soci, si ritrova anche Giuseppe Tallini, figlio del presidente del Consiglio regionale Mimmo.

Dietro tutto c’era il giovane Salvatore Grande Aracri, che rappresentava gli interessi mafiosi degli zii, don Nicolino e Mimmo Grande Aracri. Apparentemente un semplice falegname di Brescello, il “Calamaro” è stato intercettato mentre trattava affari milionari con un soggetto svizzero. Senza ricoprire alcuna carica sociale, era lui il dominus del consorzio “Farma Italia”. Tallini lo sapeva e non ha mai preso “le distanze”. Anzi, dopo un litigio con il figlio che voleva uscire dall’affare, “si spende per convincerlo a ‘non mollare’”. “È ben a conoscenza – scrive il gip – che Scozzafava gli porta voti dagli ambienti ’ndranghetistici di Cutro nell’ambito di uno scambio di favori e di promesse di favori che hanno al centro il consorzio Farmaci”. In ballo, infatti, c’erano i quasi 10mila voti rastrellati alle Regionali del 2014. “È stata indagata – ha dichiarato il procuratore Nicola Gratteri – una famiglia di ’ndrangheta di serie A”.

“L’assessore? Noi chiamiamo e lui si mette a disposizione”

(di Lucio Musolino – Il Fatto Quotidiano) – “Quello che gli dico deve fare”. Il tecnico antennista Domenico Scozzafava dava gli ordini e Mimmo Tallini li eseguiva pur di avere i voti della cosca. Per il gip spostava addirittura una “montagna” negli uffici della Regione Calabria dove, nel 2014, era assessore al Personale.

Al centro di molte intercettazioni finite nelle carte dell’inchiesta della Dda, c’è la necessità per il Consorzio “Farma Italia” di ottenere dalla Regione il rilascio delle autorizzazioni necessarie all’avvio dell’attività di impresa.Nessun problema per Tallini che, all’uomo dei Grande Aracri e agli altri soci dell’affare “Farmaci”, è riuscito a procurare un incontro con Rosa Maria Rizzo, la responsabile del settore “Area Lea” dell’unità “Farmacie” della Regione Calabria.E Scozzafava è entusiasta: “Lo vedi qua lui (Tallini) come ci rispetta senza che andiamo, eh quando lo chiamiamo, lo vedi subito, tac.. a disposizione”. Le cose però non vanno come previsto: la dirigente studia le carte e blocca tutto perché la società dei cutresi non aveva l’idoneità del grossista e ancora non aveva farmacie consorziate.

“Stanno uscendo fuori un pochino di problematiche”. L’imprenditore Paolo Del Sole chiama subito Tallini e lui fa valere il suo ruolo di assessore regionale. Se la Rizzo non rilascia le autorizzazioni, si cambia il dirigente.Stando alle indagini dei carabinieri, quindi, Tallini “riorganizzerà il Dipartimento interessato, facendo sì che una persona ‘gradita’ assumerà l’atto autorizzativo”. La scelta ricade su Giacomino Brancati (non indagato) che diverrà il referente dell’Area Lea “proprio su proposta dell’allora assessore al Personale” che fornisce al clan una delle “scorciatoie assolutamente impraticabili per la gente onesta”.Tallini si dimostra il “facilitatore” politico amministrativo della ’ndrangheta. Del resto “l’uomo della pioggia” Scozzafava a “zio Mimmo” Grande Aracri aveva detto: “Lui come lo chiamo è disponibile. Andiamo direttamente in assessorato”.

1 reply

  1. Quando il politico si rivolge alla mafia per rastrellare voti ed essere eletto, è come se avesse venduto l’anima al diavolo.
    Lì per lì guadagna soldi e potere, ma presto si rende conto di aver comprato un biglietto per l’inferno.
    E indietro non si torna.

    "Mi piace"

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