Il mistero delle 1.660 terapie intensive pronte all’uso che le Regioni non hanno ancora attivato

(Enrico Mingori – tpi.it) – In Italia ci sono 1.660 ventilatori di terapia intensiva pronti all’uso ma mai attivati dalle Regioni: 183 sono in Campania, 345 in Emilia-Romagna, 249 in Lombardia. Il commissario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, ha invitato con una lettera i governatori ad attivarli al più presto per potenziare al massimo il sistema di difesa in vista della stagione invernale. A quanto si apprende, il Governo è pronto a inviare alle Regioni altri 1.500 ventilatori, ma prima vuole vedere almeno attivati quelli già distribuiti.

Prima della pandemia in Italia si contavano complessivamente 5.179 posti letto in terapia intensiva. A partire da marzo la flotta si è progressivamente allargata: lo Stato ha inviato finora sul territorio 3.109 nuovi ventilatori, che avrebbero dovuto portare quindi il totale dei posti letto a quota 8.288. Ma ad oggi il totale dei posti letti attivi è fermo a 6.628 (dati aggiornati al 16 ottobre). All’appello mancano appunto i 1.660 ventilatori che le Regioni non hanno ancora attivato.

La situazione delle terapie intensive ad oggi è sotto controllo: i ricoverati sono 638 in tutta Italia. Ma solo tre Regioni – Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Veneto – rispettano la soglia di sicurezza definita dal Governo, pari a 14 posti letto ogni 100mila abitanti. Anche per questo Arcuri ha alzato il pressing affinché i ventilatori inviati ma non “accesi” vengano attivati.

La risalita dei contagi registrati negli ultimi giorni ha spinto alcuni governatori a intraprendere o auspicare un giro di vite sul fronte delle restrizioni anti-contagio. Molti di quegli stessi governatori, peraltro – si fa notare dal Governo -, sul proprio territorio non si stano dimostrando efficienti nella gestione delle terapie intensive (oltreché sui fronti del trasporto pubblico locale e dell’organizzazione dei tamponi).

Nella Campania di De Luca, ad esempio, in questi mesi sono stati inviati 281 ventilatori, ma 183 risultano ancora inattivi. Nell’Emilia-Romagna di Bonaccini su 412 apparecchi ne mancano all’appello ancora 345. In Lombardia i posti letto attivati dovrebbero essere 1.243 e invece sono 994. Il gap è poi di 130 posti in Calabria, 141 in Toscana, 149 nelle Marche, mentre le Regioni più virtuose sono Veneto, Piemonte e Friuli Venezia Giulia, dove il numero dei ventilatori è addirittura superiore alla quota assegnata da Roma.

Di seguito l’elenco delle Regioni e della rispettiva differenza fra posti di terapia intensiva attivi e posti di terapia potenziali, tenuto conto dei ventilatori inviati dal commissario Arcuri.

– Abruzzo: meno 24
– Basilicata: meno 23
– Calabria: meno 130
– Campania: meno 183
– Emilia-Romagna: meno 345
– Friuli Venezia Giulia: più 8
– Lazio: meno 64
– Liguria: meno 57
– Lombardia: meno 249
– Marche: meno 149
– Molise: meno 26
– Bolzano: meno 2
– Trento: meno 13
– Piemonte: più 17
– Puglia: meno 137
– Sardegna: meno 58
– Sicilia: meno 76
– Toscana: meno 141
– Umbria: meno 51
– Valle d’Aosta: meno 5
– Veneto: più 48

5 replies

  1. Quando c’è da mangiare e far mangiare gli “amici della parrocchietta” le Regioni mostrano
    un’invidiabile efficienza.
    Un po’ meno quando si tratta di organizzare ed utilizzare le risorse.
    Pozzi senza fondo di sprechi, clientelismo, corruzione.
    Una sventura prevista dalla Costituzione… ma anche le Costituzioni si possono cambiare.

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    • Vero, una sventura prevista dalla costituzione, ma attuata dal duo DC-PCI per spartirsi il potere. Quella sventura fu aggravata con successive riforme che ampliarono le competenze delle regioni per indebolire lo stato centrale.

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    • Egregio Piero, se ci debbono essere 14 posti ogni 100.000 abitanti, considerando il numero delle persone che abitano in Liguria, Umbria Lazio e il n.ro dei posti letto mancanti, ammalarsi nelle prime due regioni significa rischiare di più.

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  2. Secondo me il vero problema è che l’istituzione delle regioni si è rivelata fallimentare, ma tornare indietro è molto difficile se non impossibile.
    Stefania Testa

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