Il vocabolario del Tg3, per dire

(Stefano Rossi) – Stamane il Tg regionale delle 7 e 30, dava la notizia più o meno così: “Denuncia di molti cittadini per gli assembramenti per il trasporto pubblico” e scorrevano le immagini di non si sa quale stazione della metro di non si sa quale città e anno con la gente accalcata in attesa della corsa. Quel sostantivo sta a rafforzare e alimentare, se mai dovesse servire, il malcontento generale sulla situazione attuale. E’ chiaro che sui bus comunali e sulle metro, sempre comunali, lo spazio non lo puoi cambiare. Se ci sono sessanta-ottanta persone che prendono in quel momento la metro, tutti quelli si assembrano lungo la pensilina. Non c’è altra soluzione. Se non quella di non farli entrare. Ma siccome si parla di trasporto comunale, ecco che si spendono vocaboli per aggravare, appesantire, fomentare il malcontento.

Poi dopo, si passa al servizio sui vaccini antiinfluenzali e la loro importanza perché aiuterebbero a combattere il Covid e prima di lanciare il servizio, in studio, la conduttrice dice che “tra poco saranno in farmacia”, quindi non ci sono anche se siamo a metà ottobre eppure qui non si spendono vocaboli per aggravare la situazione perché la materia spetta alla regione, cioè a Zingaretti. All’interno di una farmacia della Circonvallazione Trionfale, alla domanda, forse già preparata, se ci sono i vaccini, miracolosamente il farmacista risponde: “La regione ha promesso che arriveranno”.
Non si parla di “denuncia” ma di “speranza”  e di “promesse”. Speranza, nel senso di sostantivo non di ministro. Per carità! In materia sanitaria il ministro della Salute, Speranza, lasciamolo stare.

E allora tutti contenti anche se i vaccini non ci sono. Ma se i vaccini spettavano alla Raggi, allora piovevano altri vocaboli non certo rassicuranti. La denuncia, in confronto, diventava una letterina d’amore.

https://www.rainews.it/tgr/lazio/notiziari/index.html?/tgr/video/2020/10/ContentItem-e29371c4-aaeb-4774-b65c-34c83c48b676.html

3 replies

  1. Purtroppo non è solo il TG3, ma purtroppo tutto è così : è il pressapoco del linguaggio familiare , come quando non ci viene la parola e diciamo “il coso”. . Inutile indignarci : dobbiamo organizzarci per fare qualcosa ! Del resto come decine di altri scadimenti della vita quotidiana , pubblica e privata , dei rapporti istituzionali e di quelli interpersonali, che come prima cosa potremmo cominciare ad individuare per proporne la cura. O NO?

    "Mi piace"

Rispondi a Giuseppe del zotto Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.