Tamponi, focolai e contagi: in tilt i presidenti-fenomeni

(di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano) – I “lanciafiamme” e i sorrisetti beffardi contro la Lombardia “degli aperitivi sui Navigli” di Vincenzo De Luca sono solo un lontano ricordo. Gli inviti a “riaprire tutto” di Giovanni Toti e l’elogio del “sistema Veneto” di Luca Zaia hanno lasciato spazio ai volti scuri e alla preoccupazione per una curva di contagi che ha preso pericolosamente a salire, per i nuovi focolai e per i posti letto che ricominciano a riempirsi fino a far parlare De Luca di un nuovo lockdown “imminente”. Sicché nel giro di pochi giorni i tre presidenti di Regione rieletti a furor di popolo – Vincenzo De Luca in Campania, Giovanni Toti in Liguria e Luca Zaia in Veneto – sono diventate le pecore nere d’Italia per la gestione della nuova ondata da coronavirus. E pensare che fino a poche settimane fa tutti e tre parlavano del proprio come un “modello”. Oggi, conquistata la rielezione con percentuali bulgare, da (presunti) fenomeni sono i governatori più in difficoltà.

Campania.Insieme alla Lombardia, la nuova “malata” d’Italia è la Campania, toccata marginalmente dal virus in primavera. E così Vincenzo De Luca non ha più tempo di fare ironia su “Milano che si è fermata a contare i morti” e per le intemerate da sceriffo contro i “cinghialoni” che corrono sul lungomare di Napoli. Ora c’è da pensare ai nuovi contagi (l’Rt è il più alto d’Italia con 1,24) ma soprattutto alle Asl che fanno pochi tamponi: secondo il rapporto Altems della Cattolica, la Campania è la regione d’Italia che fa meno test in rapporto alla popolazione con il 7,19% rispetto a una media nazionale dell’11,98%. E le scene dei napoletani che fanno ore di fila, anche durante la notte, davanti al Frullone per fare il tampone dicono tutto insieme alle storie di chi aspetta anche un mese per il test.

Ma De Luca prova a mascherare le difficoltà mostrando i video delle feste di “giovani irresponsabili che ballano” o individuando il nemico: i giornalisti. “È in corso un attacco mediatico contro la Campania” dice prima di mettere il bavaglio ai medici: da tre giorni solo l’Unità di crisi può comunicare i dati e rilasciare dichiarazioni. Quindi lui e nessun altro. Ma il “modello Campania” traballa. Oggi il tasso di saturazione dei posti letto in Regione è molto simile a quello del 20 marzo, nonostante siano passati sei mesi: 9% contro 12% di allora, il tasso più alto d’Italia. E così anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris attacca De Luca: “Ha usato il Covid per la sua campagna elettorale”. Come dire: per questo minaccia un nuovo lockdown.

Liguria. Non va meglio a Giovanni Toti, rieletto col 56% dei voti. La Liguria, secondo l’ultimo rapporto Gimbe, ha numeri pesanti: il record per numero di positivi sui tamponi effettuati (7,7%) e il tasso di ospedalizzazioni ogni 100mila abitanti con il 13%. Ma anche qui il tracciamento non va per niente bene: viene testato solo l’11,3% dei residenti. Inefficienza di cui è stato protagonista anche il consigliere regionale Ferruccio Sansa che su Facebook ha raccontato la sua vicenda: dopo la positività del figlio e i tamponi a tutta la famiglia, la Asl “non fa nessun tracciamento di nostro figlio e dei nostri contatti” racconta Sansa, risultato negativo mentre non si hanno notizie del tampone della moglie che ha la febbre a 38 da giorni. “Così è impossibile tentare una quarantena familiare” conclude Sansa che per rifare il test da un privato dovrebbe aspettare una settimana. Ma Toti è serafico: “Stiamo attenti a ventilare a caso misure restrittive. Anche il Pil non cresce”.Veneto.

Se la regione di Luca Zaia, rieletto con il 75%, fa più tamponi di tutti, il “modello Veneto” è in crisi per i focolai: ieri la Regione era la terza in Italia per contagi (+561) con gli strascichi del focolaio in Val Comelico. Ma Zaia se la prende con i “comportamenti irresponsabili” e con il nemico esterno, la Svizzera, che ha imposto la quarantena da quattro regioni: Sardegna, Liguria, Campania e Veneto. Le nuove malate d’Italia.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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2 replies

  1. Sarà un disastro per tutte le regioni, non essendocene nemmeno una che non sia in mano alla casta.
    Ne approfitteranno per rubare e per dare appalti a amici e parenti, come successo in lombardia, e a farne le spese saranno i cittadini che del resto, avendoli votati, in qualche modo se lo meritano.
    Presto però il re sarà nudo, e man mano che le persone se ne accorgeranno provandolo sulla propria pelle, qualcosa succederà.

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  2. Aspettiamoci i barbari e ogni tipo di prenditori e predatore ! A Roma torneranno i Barberini! É così che si costruisce una fortuna … coglioni!!

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