Lega, le indagini sui 49 milioni: dalla villa in Costa Smeralda ai finanziamenti a Siri

di Alessandro Girardin) – Ancora il caso Lega. I fatti riguarderebbero stavolta l’ambigua compravendita di una villa in Costa Smeralda con i soldi provenienti dalle casse del partito Lega Salvini Premier. Solo l’ultima di una serie di operazioni venute a galla sulla vexata quaestio dei conti del partito. Come quella delle misteriose donazioni che gruppi privati multinazionali avrebbero elargito a favore dell’Associazione Spazio Pin fondata dal senatore pregiudicato Armando Siri, ex sottosegretario leghista alle infrastrutture già indagato per corruzione ed autoriciclaggio. Fatti, questi, che risultano sempre più al centro dell’attenzione dei media, per i collegamenti che le relative vicende – e i loro protagonisti – potrebbero presentare con il (presunto) caso del riciclaggio dei fondi della Lega.

Ancora “a caccia” dei 49 milioni: le piste infinite degli affari Barachetti e Di Rubba

E’ inevitabile cercare di fare chiarezza sulla questione dei 49 milioni frutto di rimborsi elettorali erogati alla Lega Nord di Bossi tra il 2008 e il 2010 su cui la Cassazione l’anno scorso ha confermato (nonostante la truffa prescritta) il perdurare della confisca. In parallelo a questo filone principale si diramano le oscure vicende societarie che vedono implicate le società facenti capo ai commercialisti Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, arrestati lo scorso 10 settembre per peculato e turbata libertà nella scelta del contraente nell’ambito dell’inchiesta sulla vendita del capannone di Cormano alla Lombardia Film Commission (di cui al tempo dei fatti Di Rubba era presidente).

Quale sarebbe il legame tra i 49 milioni e le forme di appropriazione indebita (semplice o qualificata) che hanno portato alla sparizione di questi soldi nei presunti “fondi neri” ricercati dagli inquirenti? Quella cui siamo di fronte – secondo l’ipotesi degli inquirenti – consisterebbe in una rete quasi inestricabile di bonifici e movimenti finanziari intercorsi tra Lega e società collegate a consulenti e fornitori.

Per citarne due: la Barachetti Service dell’elettricista Francesco Barachetti, fedelissimo di Salvini, e lo Studio Dea Consulting di Di Rubba e Manzoni, dove erano domiciliate le varie società controllate dal bergamasco 51enne Angelo Lazzari tramite la fiduciaria Sevenbit.

Una trentina sarebbero le operazioni sospette (scrive Repubblica), migliaia i file e documenti che dai primi di settembre i pm di Genova, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Pinto, stanno passando al vaglio di un maxi-computer da 60 terabyte.

Stando alle prime ricostruzioni, per gli inquirenti ci sarebbero tanti versamenti effettuati col metodo della fattura doppia. Ovvero: denaro corrisposto e – attestano fonti di Repubblica – in parte fatto rientrare nelle casse della Lega in quanto girato per prestazioni (quali il compenso per l’attività o la remunerazione di un servizio) in realtà inesistenti a favore di enti, associazioni, fondazioni. Come la tipografia del parlamentare leghista Massimo Boniardi, che figurerebbe destinataria di 450mila euro per la stampa di manifesti nella campagna elettorale di Maroni nel 2013.

Questa, almeno, è l’ipotesi degli investigatori. I quali si sono mossi nella direzione di quanto segnalato dall’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia: la società di Barachetti – come un articolo di Repubblica del 28 settembre – avrebbe ottenuto circa 2 milioni di euro dalla Lega o da altri enti collegati negli ultimi anni.

E avrebbe intascato, secondo quanto segnalato in un’informativa dalla GdF ai pm di Milano nei giorni scorsi, anche 390 degli 800mila euro della presunta vendita a prezzo gonfiato del capannone alla LFC, per cui – come detto – risulta indagato.

La villa in Costa Smeralda sarebbe stata comprata tramite una società di Marzio Carrara con soldi del partito

Fra le tracce dei flussi finanziari ricostruite dal Fatto quotidiano in un articolo di Stefano Vergine del 27 settembre, spicca in particolare l’introito della compravendita di una villa in Costa Smeralda. Della somma avrebbe beneficiato lo studio di Manzoni e Di Rubba per il tramite dello stesso Barachetti.

Il caso prende le mosse dalla fine di agosto 2018.

Il partito di Salvini ha appena ricevuto dai sostenitori donazioni (attraverso il 2×1000) per un totale di un milione e mezzo di euro. Un quinto di questi soldi (per l’esattezza 311mila euro di soldi ‘del partito’) sarebbero stati, a distanza di tre giorni, girati con bonifico alla Barachetti Service Srl. Con questi soldi, che vengono portati dall’imprenditore a 338mila, la Barachetti Service avrebbe comprato la società Immobiliare Mediterranea Srl. L’atto rogitato il 27 dicembre dal notaio Marco Tucci sancisce il passaggio di proprietà. Chi è che avrebbe venduto la società? Nientemeno che l’imprenditore bergamasco Marzio Carrara (non indagato), altro fornitore abituale della Lega, nonché ‘braccio destro’ del commercialista Di Rubba.

L’Immobiliare risulta intestataria di un solo bene: una villa ad Olbia, località Cugnana Verde, vicino a Porto Rotondo.

Un terzo del ricavato della vendita (per l’esattezza 134’200 euro), Carrara l’avrebbe versato tramite la sua società Cpz Spa – attesta un documento di Bankitalia – allo Studio Dea Consulting allora intestato a Di Rubba, indicando come causale il pagamento di una fattura. Tra le società che tengono la contabilità della Immobiliare Mediterranea – prosegue Il fatto – figura la Mdr Stp Srl: le sigle (è evidente) sono quelle di Manzoni e Di Rubba. Ma della compagine sociale farebbero parte anche due salviniani di ferro come Stefano Borghesi, senatore, e Giulio Centemero, arcorese, deputato e tesoriere della Lega, imputato a Milano per finanziamento illecito.

L’operazione, per quanto sospetta, non viene fermata dalla società di revisione.

Siri e la scuola di politica: scoperti quelli che sembrerebbero generosi finanziamenti di società private

Altra vicenda che potrebbe seguire uno schema analogo è quella delle donazioni private al ‘progetto politico’ di Siri. Con l’unica differenza che qui mancherebbe, com’è ovvio, la corrispettività (vera o fittizia che sia). Siri avrebbe ricevuto le somme – scrive il Fatto quotidiano (28 settembre 2020) – nel periodo in cui i conti della Lega erano sotto sequestro per l’inchiesta di Genova. Il consigliere economico della Lega è titolare di una Scuola di politica, concepita per muoversi nel contenitore di un apposito ente, l’Associazione Spazio Pin.

A favore di questa, tra l’agosto 2017 e l’ottobre 2018 – si apprende sempre dal Fatto – sarebbero stati effettuati numerosi bonifici da Inalca, appartenente al gruppo multinazionale Cremonini, per un ammontare di 18mila euro, a titolo di donazione.

L’operazione è stata segnalata come sospetta dall’Uif di Bankitalia. Al pari di un altro generoso versamento: 15mila euro donati in due tranches tra febbraio e ottobre 2018 dal gruppo multinazionale di servizi ingegneristici Psc. In questo (oltre a Simest del gruppo Cassa depositi e prestiti, socio pubblico del gruppo dal 2016) era entrato a far parte dall’agosto 2018 anche Fincantieri con una quota del 10% delle azioni. Si tratta della stessa Psc finanziatrice dell’associazione “Più Voci”, che l’allora tesoriere (nonché legale rappresentante) Centemero avrebbe – secondo i pm – dirottato a favore di Radio Padana.

Che ci sia o meno un collegamento con la vicenda dei 49 milioni, soltanto ai giudici spetterà stabilirlo. Quel ch’è certo è che la trama continua a infittirsi.

4 replies

  1. Ieri sera mi sono gustato la trasmissione Presa diretta su Raitre.
    Hanno perfino intervistato la storica segretaria di Bossi, che ne ha dette di ogni contro il capitone e Maroni.
    E l’unico condannato, Belsito, aveva comunque lasciato le finanze del partito in ordine, con dentro i 49 milioni.
    Soldi poi improvvisamente fatti sparire con movimenti opachi dai fari commercialisti che, una volta scoperti e imboscato il malloppo, hanno costituito diverse società, o meglio fondazioni, a cui far affluire le donazioni per il partito invece che direttamente ad esso, per evitare l’immediato sequestro giudiziario delle somme.
    Tutti gli attori in questione, i commercialisti, il capitone, Siri, il tesoriere centemero si sono negati in vario modo ai giornalisti che ponevano domande, rimandando all’ora del poi nel giorno del mai le interviste.

    Squallidi ladri che intortano i decerebrati buttandogli in pasto degli straccioni affamati con la pelle nere, sui quali sfogare frustrazioni e odio.

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  2. ritengo inaccettabile per un paese come l’italia che vi sia una sentenza dove scoperta la truffa si condanna il truffatore a restituire il malloppo in ottanta anni. E’ la massima presa in giro per il popolo che la cosiddetta giustizia (italiana) ha perpretato.

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