Altro che no dove sono le sardine?

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Ci sarebbe bisogno delle Sardine, quelle di Bologna però, a giudicare dal margine assai ridotto (un punto appena nei sondaggi) che divide in Toscana il candidato del Pd, Eugenio Giani, dalla leghista, Susanna Ceccardi. E forse anche in Puglia, dove Michele Emiliano non dorme certo sonni tranquilli con la destra di Raffaele Fitto che lo tampina. Me la ricordo bene quella sera dello scorso novembre, con le telecamere di Piazza Pulita che inquadravano piazza Maggiore gremita come nessuno si aspettava. Era il flash mob convocato in Rete per dire di no a Matteo Salvini (“Bologna non si Lega”) che, nascosto dietro Lucia Borgonzoni, sembrava sul punto di conquistare l’Emilia rossa. Non ci riuscì anche per quella mobilitazione spontanea, in maggioranza ragazzi, che nelle piazze si presentavano in tanti, stretti e compatti come sardine. Ma anche muti come pesci. Infatti, nel fare massa critica non avevano bisogno di dire nulla poiché il messaggio politico risiedeva nella loro stessa presenza. E più stavano zitti e più timore incutevano.

Tuttavia, dopo la vittoria di Stefano Bonaccini (che riconobbe il ruolo positivo di quelle folle silenziose) le Sardine acquistarono la parola e ne fecero largo uso. Purtroppo, aggiungiamo noi. Certo, è troppo facile gettare la croce addosso all’autoproclamato leader Mattia Santori, un trentenne piuttosto sveglio che folgorato da repentina notorietà si ritrovò braccato da un esercito di taccuini e telecamere, a cui soccombette senza particolari rimostranze. Fu così che le Sardine finirono rosolate e poi fritte sulla graticola mediatica, finché il giovane Mattia (sentendosi un po’ dimenticato come Kunt il marziano di Ennio Flaiano) pur di fare notizia disse “No” al taglio dei parlamentari, nella indifferenza generale. Non diremo che l’insuccesso gli ha dato alla testa e neppure gli faremo carico della diaspora sardinesca. Forse, come i simpatici pesciolini, anche le Sardine hanno deciso d’inabissarsi magari per ricomparire un giorno, quando sarà. Temiamo non al comizio di Giani e neppure a quello di Emiliano.

13 replies

  1. LA NOTIZIA
    Basta politici nominati dai partiti. Dopo il Sì al referendum per il taglio dei parlamentari i Cinque Stelle puntano al ritorno delle preferenze.
    E ora dite No anche a questo!!

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    • Le preferenze?
      Roba da ladri di polli, il peggio della politica clientelare, altro che “rappresentanza”!
      Collegi uninominale e doppio turno: in questo modo i partiti sono costretti a puntare sul miglior candidato, l’unico che ha chance di vincere, altrimenti si perde il collegio. Un bel problema per coloro a cui fa comodo una politica di nominati . Un bel problema per chi utilizza il proprio potere politico per distribuire prebende in cambio di voti. Senza contare che il doppio turno ti consente di votare il candidato migliore al primo ed il meno peggiore al secondo.

      Va be’ che il prof. Erspammer, “intellettuale” vicino ai 5S, ha fatto l’elogio del clientelismo (che tu hai prontamente postato) ma non staremo esagerando?
      La smettuamo di spacciare la merda per cioccolata?

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      • Non sarebbe un’idea da contrastare.
        IN LINEA TEORICA.

        Il problema risiederebbe nella volontà dei capibastone a cui spetterebbe l’ultima parola sui nomi da inserire in lista.

        Senza girarci attorno, Giggino si arrogherebbe ancora il potere di inserire suoi prescelti a danno dei militanti di lungo corso nei meet-up?
        E senza una nuova legge elettorale che salvaguardasse le province più piccole, come evitare che in ballottaggi fra aspiranti candidati “metropolitani” verso “provinciali” abbiano il sopravvento i primi grazie ad un peso demografico molto più consistente?
        E nel caso di voto di lista, senza preferenza, verrebbero premiati automaticamente quelli inseriti più in alto a parità di voti conquistati? O ANCHE in questo modello prevarrebbe il booster della metropoli?

        Dai, FACCE RIDE.
        Perchè lasciare la legge elettorale del rosatellum, affiancata al taglio llneare degli eletti, significherebbe assicurare un Q.LO PARATO ai capilista. Come il nostro mittttico Giggino al suo terzo giro di giostra.
        Grazie all’invenzione/TRADIMENTO del mandato ZERO.

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  2. “Non ci riuscì anche per quella mobilitazione spontanea, in maggioranza ragazzi, che nelle piazze si presentavano in tanti, stretti e compatti come sardine. Ma anche muti come pesci. Infatti, nel fare massa critica non avevano bisogno di dire nulla poiché il messaggio politico risiedeva nella loro stessa presenza. E più stavano zitti e più timore incutevano.”

    Allora:
    1) non erano tutti ragazzi, non so neanche se “in maggioranza”: c’erano anche diversamente giovani, diversamente ragazzi e autenticamente vecchi, era una zuppa di gente varia che i mass media hanno voluto presentare come “giovani”, modellandoli sul fenotipo di Santori: sorridenti, capelloni, innocui, carini, pulitini. Ovviamente non erano tutti così. Nemmeno Santori, del resto, lo è: ha trent’anni suonati, chiamarlo “ragazzo” e considerarlo un quasi liceale è un insulto all’intelligenza.
    2) erano muti come pesci perché non avevano un cazzo da dire. Quello che sapevano fare era ripetere slogan (appunto “Bologna non si lega”), ma per il resto non hanno mai saputo tirare fuori un’idea che fosse una. Gli stessi leader, del resto, erano di un’inconsistenza incredibile: non si riusciva a tirare loro fuori una proposta, un concetto, una frase di senso compiuto (ricordiamo la famosa metafora del bambino paralitico: io non hi mai capito che c’azzeccasse con la domanda di Sallusti). Sapevano solo che odiavano la destra, ma a qualunque altra domanda rispondevano che non spettava a loro fare proposte.
    3) in generale: Padellaro vorrebbe le Sardine per vincere le regionali, ma non le vuole a fare propaganda per il NO al referendum. Cioè gli vanno bene se dicono quello che pare a lui, ma quando si discostano cominciano a puzzare, appunto, come sardine. E questo secondo me riflette benissimo l’atteggiamento del Fatto e dei vari Travaglio, Scanzi & co. nei confronti della sinistra: vorrebbero la sinistra quando fa comodo, la vorrebbero rottamare quando invece si fa scomoda.
    Sarebbe ora che i famosi tifosi dell’alleanza giallorossa si rendessero conto che la sinistra italiana non verrà mai assorbita dai 5S, è lontana anni luce dal Movimento, è incompatibile. Le Sardine non sono altro che la voce del PD quando deve dire cose che non vuole dire: perché in fondo il PD vorrebbe votare NO. L’ha fatto tre volte e non ha cambiato idea. L’establishment vorrebbe il NO e le Sardine promanano dall’establishment (remember le foto coi Benetton?), come il PD.
    Non ci può essere alleanza tra PD e M5S, sono troppo distanti, e Padellaro e compagnia cantante se ne dovranno fare una ragione, nessuno dei due addomesticherà l’altro: semplicemente alla fine, come Highlander, ne rimarrà solo uno.

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    • Questa volta devo fare un piccolo appunto (piccolo: ‘na parola!):

      “Sarebbe ora che i famosi tifosi dell’alleanza giallorossa [giallorosa? ndr.] si rendessero conto che la sinistra italiana non verrà mai assorbita dai 5S, è lontana anni luce dal Movimento, è incompatibile.(…) Non ci può essere alleanza tra PD e M5S, sono troppo distanti, e Padellaro e compagnia cantante se ne dovranno fare una ragione, nessuno dei due addomesticherà l’altro: semplicemente alla fine, come Highlander, ne rimarrà solo uno. (cit.)”.

      Di quale “Movimento” intenderesti parlare? Di quello attuale che ha conservato la forma, l’appellativo con il quale ancora si fa chiamare altro non essendo che un vuoto “nominalismo”, o di quello precedente il “nome” del quale era supportato anche da una “sostanza” che, ipso facto, poteva solo lei legittimarlo come “Movimento” e non altro? Perché, se è di quest’ultimo “Movimento” che intendi parlare, temo che tu non ti sia accorto che la battaglia tra Highlanders è già avvenuta e che ne è già rimasto uno solo!

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      • Appunto giustissimo: purtroppo questa distinzione sfugge a tanti che pensano che il M5S sia sempre quello, e che si sono fatti andare bene una giravolta dopo l’altra, dicendo “questa sarà l’ultima, questa è l’ultima volta che dobbiamo cedere qualcosa”, non rendendosi conto che, a forza di svuotare di contenuti l’originario Movimento, dello stesso è rimasta solo una scatola vuota con lo stesso nome.
        Del “Movimento” delle origini non c’è più la sostanza, e quelli che pensano di farne ancora parte sono come quei giapponesi che continuavano la guerra nascosti nella giungla anche se la guerra era già finita. Aspettavano di combattere gli americani, non sapendo che la loro patria con i nemici americani aveva fatto già pace da un pezzo.

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  3. Questa volta devo fare un piccolo appunto (piccolo: ‘na parola!):

    “Sarebbe ora che i famosi tifosi dell’alleanza giallorossa [giallorosa? ndr.] si rendessero conto che la sinistra italiana non verrà mai assorbita dai 5S, è lontana anni luce dal Movimento, è incompatibile.(…) Non ci può essere alleanza tra PD e M5S, sono troppo distanti, e Padellaro e compagnia cantante se ne dovranno fare una ragione, nessuno dei due addomesticherà l’altro: semplicemente alla fine, come Highlander, ne rimarrà solo uno. (cit.)”.

    Di quale “Movimento” intenderesti parlare? Di quello attuale che ha conservato la forma, l’appellativo con il quale ancora si fa chiamare altro non essendo che un vuoto “nominalismo”, o di quello precedente il “nome” del quale era supportato anche da una “sostanza” che, ipso facto, poteva solo lei legittimarlo come “Movimento” e non altro? Perché, se è di quest’ultimo “Movimento” che intendi parlare, temo che tu non ti sia accorto che la battaglia tra Highlanders è già avvenuta e che ne è già rimasto uno solo!

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