Genova due anni dopo: i soldi finiti ai soliti furbi

Fondi – Società fantasma o in odore di mafia, B&B lombardi, alberghi a ore e ricchi studi professionali. E sono pure avanzati 13 milioni

(di Jacopo Rocca – Il Fatto Quotidiano) – Ci sono le aziende fantasma e scatole vuote. C’è l’impresa sequestrata dall’Antimafia e la consulente fiscale che, da sola, ha aperto tre diverse start up. E ancora, nella pioggia di aiuti destinati alle aziende genovesi piegate dalla crisi seguita al crollo del ponte Morandi, c’è un indagato per bancarotta e la titolare di un B&B in montagna.

In questi giorni impazza la polemica per i furbetti dei bonus da 600 euro finiti, tra gli altri, anche a cinque parlamentari, ma l’abitudine a mettere le mani sui fondi destinati alle emergenze è uno sport nazionale piuttosto diffuso. E uno scenario simile si è ripetuto anche nelle erogazioni destinate (in teoria) alle aziende colpite dal crollo del viadotto di Genova, di cui proprio oggi ricorrono i due anni. Come raccontato giorni fa da un’inchiesta del Secolo XIX, la distribuzione dei fondi, gestita in parte dal commissario all’emergenza e presidente della Liguria Giovanni Toti, e in parte dal governo, ha raggiunto più obiettivi tutti insieme: tagliare fuori decine di commercianti delle zone più colpite; premiare aziende lontane dal ponte e chiuse per ferie; concedere aiuti fiscali ad aziende fantasma. E in tutto questo sono avanzati pure 13 milioni su 30 perché non si è riusciti a spenderli.

Il Decreto Genova e i 13 milioni avanzati

I fondi previsti dal Decreto Genova si dividevano in due grandi famiglie. La prima, detta “zona franca urbana”, era un masterplan di defiscalizzazione: incentivi per start up e sgravi per aziende già esistenti. Gli incentivi, in particolare, erano un pallino del sindaco-commissario alla ricostruzione Marco Bucci: “Faremo un incubatore di imprese per realtà ad alta tecnologia”. A gestire la partita è il ministero dello Sviluppo economico (governo gialloverde), che domanda a Toti di disegnare il perimetro dell’area. Il presidente della Regione Liguria lo estende a buona parte della città, ben aldilà dei quartieri sotto al viadotto: danni ampi richiedono misure ampie, spiega.

Il secondo (e più contestato) pacchetto riguarda gli aiuti una tantum: 15mila euro per società che hanno dovuto “interrompere l’attività a seguito dell’evento”. In questa formula è già contenuto il primo problema: molti commercianti dei quartieri più martoriati, Certosa e Sampierdarena, non hanno mai chiuso un giorno. Oltre a questo, vengono inspiegabilmente tagliate fuori le srl, ovvero una buona parte delle piccole e medie aziende.

Le aziende fantasma. Un indirizzo per tutti

Ecco alcuni esempi di com’è andata a finire. Tra le aziende beneficiarie di incentivi ci sono la Gcb srl e la Ovunque srl (400mila euro). Hanno la stessa sede in una porta senza campanello. La prima si occupa di consulenza aziendale, la seconda di sondaggi. L’amministratrice si chiama Caterina Matteoli, ex titolare di una panetteria di Pontedera in liquidazione. Altro caso particolare è quello della consulente fiscale Marina Bagon: da sola è intestataria non di una, ma di tre start up (400mila euro di sconti). Altre cinque aziende hanno la stessa sede e il medesimo notaio di Modena. Quattro si occupano di trasporto merci e facchinaggio, la quinta è un call center, amministrato da un trentenne ucraino.

C’è poi il caso della Progetto service srl (124mila euro), oggetto di un sequestro preventivo della Dda di Torino nel marzo del 2019. Per i magistrati torinesi il vero proprietario di quell’impero è Francesco Pugliese, arrestato e indagato per associazione a delinquere di tipo mafioso. La D&P Europe srl, invece, settore importazione birra, ha ottenuto 109mila euro ma non è possibile risalire a tutti gli intestatari: la proprietà è schermata da società anonime svizzere.

Il B&B sull’Adamello ora è diventato ligure

Il piano, come accennato, prevedeva di rivitalizzare anche le imprese già presenti sul territorio. Tra di esse c’è la Locanda Villa Amaranta. Si tratta di una società che gestisce strutture ricettive di pregio, in particolare un B&B a Edolo, in provincia di Brescia, davanti al complesso alpino dell’Adamello. Cosa c’entra con il Ponte Morandi? La proprietaria ha aperto una seconda struttura a Genova lo stesso giorno dell’apertura dei bandi. Il gruppo risulta insomma radicato a Genova, sebbene da poche ore quando si apre l’iter degli aiuti. In tema di ospitalità, i fondi sono andati anche a un albergo a ore, la Locanda Paradiso.

Più in generale, dagli elenchi emerge come l’ondata di sgravi abbia intercettato più grandi studi professionali del centro che piccole aziende della periferia. Tra i beneficiari c’è anche la ditta Balleari e c., grande azienda di import export di carni, amministrata da familiari del vicesindaco di Genova Stefano Balleari, candidato alle elezioni regionali con Fratelli d’Italia.

Ma il fronte più caldo resta quello degli aiuti una tantum. I criteri hanno tagliato fuori tanti piccoli imprenditori. E tra chi ne ha beneficiato c’è invece Gian Federico Vivado, manager indagato per una bancarotta da 50 milioni di euro.

4 replies

  1. Se queste situazioni e questi nomi sono saltati fuori, vuol dire che c’é stato ed è tutt’ora in corso un’operazione
    di controllo su chi e perché ha richiesto, e magari ottenuto, incentivi, sovvenzioni e sgravi fiscali.
    C’è da augurarsi che le situazioni menzionate nell’articolo, insieme a chissà quante altre, vengano sanzionate come
    meritano.
    E’ velleitario pensare che i ladri smettano di rubare o che cambino mestiere, ma non lo è pensare che, finalmente,
    vengano scoperti e costretti a restituire il malloppo.
    Già questo sarebbe un grosso passo avanti rispetto all’andazzo cui siamo stati abituati.

    Piace a 1 persona

  2. E purtroppo per questi, grazie al cazzaro verde, ci sarà ancora la possibilità di prescrivere il reato dopo il primo grado, se il reato è stato commesso nel 2019. Speriamo quindi che le domande siano state fatte nel 2020!

    "Mi piace"

  3. Fammi capire, quindi la LOGICA dell’ autore SAREBBE una PICCOLA MINORANZA ha rubato PER CUI NON BISOGNAVA FARE LE PROCEDURE DI EMERGENZA E QUINDI ERA MEGLIO ASPETTARE PIU DI DIECI ANNI PER RICOSTRUIRE COME L AQUILA ????

    SE È COSÌ ALLORA QUESTO È UNA TESTA DI CAZZO !

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.