Nelle Bahamas di mamma Fontana, c’è molto Silvio e molta sinistra

(Michele Fusco – glistatigenerali.com) – E così negli anni, in un tripudio di otturazioni, mamma Maria Giovanna creò il suo bel tesoretto, che ci permette oggi, a distanza di tempo, qualche amena considerazione. La prima sulla leggendaria fama del dentista, categoria che ha sempre pencolato tra il lamento sospetto e l’aperto sgavazzo. Ora, grazie a lei, professionista dell’operosa provincia varesotta, sappiamo come comportarci la prima volta che il nostro Doctor dentist piangerà miseria. Gli si ricorderanno le Bahamas e festa finita. La seconda riguarda pienamente la politica, perché risulta lecita una domanda, una semplice domanda: come saltano nella testa di un’arzilla signora del varesotto i paradisi fiscali delle Bahamas già nel 1997? Il così facevan tutti, evocato dal buon Attilio Fontana nella sua difesa di fronte al Consiglio regionale, ha proprio il suo limite nella tecnica geografico-finanziaria dell’operazione. Il così fan tutti era rappresentato semmai dalla Svizzera, approdo felice sin dagli anni lontani, dove la trasvolata delle belle lirette prendeva la forma gentile di un paese silenzioso e sorridente, che metteva a disposizione cioccolata e conveniente pieno di benzina per trovare una minima giustificazione alla gitarella fuori porta.

Ma se tutto, come sembra, accade nel 1997, e l’Attilio ci dice che erano cose di mamma e papà, pur avendo all’epoca compiuto i 45, dunque in grado di giudicare o eventualmente consigliare gli investimenti familiari, dobbiamo pensare che sia stato un certo clima a portare una stimata professionista sino all’idea di depositare fuori dall’Italia i suoi ingenti guadagni. Perché altrimenti non ci sarebbe stato molto senso. Un trust alle isole Bahamas significa sostanzialmente avere un materasso a molte migliaia di chilometri dal tuo paese. È una scelta conservativa, non dinamica. Non ci guadagni nulla. Non è che la mattina chiama il tuo privato banker per discutere se comprare un migliaio di Cisco, no. Lì li metti e lì li lasci, ché nessuno li troverà. Non vuoi che nessuno le veda, le senta o, peggio, le tocchi. In un concetto: qualcuno ti ha convinto che il paese che può proteggere il tuo patrimonio non è l’Italia. E, al limite, neppure la Svizzera.

Allora, facciamoli due conti politici. Nel 1993 (e chi scrive ebbe la fortuna di seguire quella campagna), Silvio Berlusconi decise di scendere in campo. Lo decise per un motivo sostanzialmente, che successivamente rivelò “apertis verbis”. Disse che aveva il timore, anzi la certezza, che se fossero andati al governo “i comunisti” gli avrebbero preso le aziende, le avrebbero fatte fallire, essendo televisive e dunque legate a una serie di concessioni. Avrebbero usato i giudici e comunque i giudici intervennero comunque, come sappiamo. Massimo D’Alema, in una delle sue più riuscite rappresentazioni, raccontò che gli avrebbe fatto un estremo piacere vedere Berlusconi ridotto in miseria elemosinare agli angoli della strada. Insomma, era pronto un piattino, secondo quel che il Cavaliere ha sempre ricordato. È andata diversamente, anche questo lo sappiamo. Ma se c’è stata davvero un’impresa ragguardevole nella storia del vecchio Silvio, è sicuramente aver resuscitato il pericolo comunista. Il pericolo che ti mettesse le mani nelle tasche, che avesse per la ricchezza quella diffidenza che diventa disprezzo, l’idea sempre elettrizzante di una bella patrimoniale. Ecco, quelli furono anni in cui una certa borghesia, se vogliamo generosamente chiamarla così, venne richiamata in armi dal dottor Silvio Berlusconi. Il quale reintrodusse nel democratico dibattito il pericolo comunista, che sembrava perso nella storia e che invece ritornava di stringente attualità. Come poteva non sensibilizzare, l’amato Cavaliere, tutti i tesoretti in sonno che giacevano tra materassi e banchette della provincia?

Questa sceneggiatura, ideata dal demonio, ebbe la solerte collaborazione della sinistra, ovviamente. La quale, invero, fu quasi orgogliosa di quella restaurazione, d’essere ancora in grado di spezzare le vite altrui quando non gradite, di mettere nel mirino il più ricco del paese perché tutti gli altri capissero la lezione. Non si mostrò mai riformista, quella sinistra, com’era generosamente nei progetti del dopo Pci. Irretita da Berlusconi, abboccò con tutte le scarpe. E allora, quel clima cosa poteva generare, se non un liberi tutti? Per dire che nelle scelte di quei tempi, che fossero lecite come nel caso della signora Fontana, per carità, o invece consapevolmente truffaldine, la tenaglia Berlusconi-Sinistra fu micidiale, consegnò a una parte del paese la paura che qualcosa davvero potesse succedere. E se molte valigie si riempirono di soldi, per destinazioni ignote, dobbiamo parlare almeno di un gigantesco concorso di colpa.

(I successivi condoni, scudi, voluntary varie, non furono che l’esercizio più evidente di un enorme senso di colpa.)

5 replies

  1. Senso di colpa?
    Quello può provarlo solo chi possiede almeno un embrione di coscienza.
    Fu pura e semplice complicità tra attori che, sulla scena, recitavano ruoli diversi, ma dopo la rappresentazione,
    spente luci e microfoni, si ritrovavano insieme a mangiare, bere e sghignazzare sull’idiozia degli spettatori.

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  2. Quanta tristezza per tanta esattezza! Il pensiero va alla popolazione che accolse il B. e il suo “pericolo comunista”.

    Io sono andato via poco dopo ma non ricordo, nemmeno nella borghesia piu’ codina e melensa (per valori morali) il ricorrere di queste parole. Poi tornai brevemente al tempo del successo elettorale di Prodi, ma “la gente”, se ricordo bene, non mi sembrava usarle, ancora.

    Voi avete mai sentito qualcuno in strada, al bar, o al matrimonio di Mariangela dire che i comunisti erano un pericolo?

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    • Si, io l’ho sentito affermare e l’abbiamo visto nei fatti:
      – la ” patrimoniale” del 6 per mille varata nottetempo il 10 luglio 1992 sui conti correnti da parte del socialista Amato,
      il programma elettorale di Occhetto del 1994,
      le spietate guerre indipendentiste/etniche scoppiate in quel decennio sulle macerie dell’URSS che dei ” comunisti” era stata la stella polare.
      Naturalmente, si faceva di ogni erba un fascio.
      Nè erano da dimenticare i numerosissimi ex votanti PCI che si riconvertivano al ” mercato” e che io trovavo preparatissimi: sembrava non avessero fatto altro o pensato ad altro che al marketing, al profitto, al valore azionario, trascurando di aver fatto parte della cellula comunista aziendale che rifiutava quelle logiche.
      Possibile che solo io ricordi quegli anni?

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  3. La corruzione della politica e nella politica ha distrutto anche quell’ormai nobile ma debole muro ideologico che divideva destra e sinistra…. Dubito fortemente che la madre di Fontana abbia accumulato questa fortuna (una decina di miliardi di lire) tra dentiere e otturazioni, frutto semmai di attività illecite di amministratore politico territoriale qual’era ed è il figlio, e che l’arzilla vecchietta abbia avuto la facoltà mentale alla sua veneranda età di ultraottantenne di nasconderli astutamente nei paradisi fiscali….poi penso agli altri amministratori della lega o alleati, corrotti, indagati e condannati, arrestati, allora capisco perchè l’Italia è fallita…..

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