L’Italia, la Repubblica fondata sull’ipocrisia

(Roberta Labonia) – Ragazzi che spasso, anzi, che schifo. Sono disgustata. Ieri ho avuto la prova provata che la Repubblica Italiana non si fonda sul lavoro (che nel nostro Paese, è notorio, da decenni ce n’è poco), no. La Repubblica Italiana di oggi si fonda sull’ipocrisia. Un ipocrisia che si respira nelle aule della politica così come negli ambienti dell’informazione. E che pone dei paletti che, per una sorta di tacito accordo, non devono essere superati. Certi argomenti non si devono toccare, ovvero, quando proprio lo si deve, lo si fa a pelo d’acqua, senza andare a fondo e, soprattutto, senza fare nomi. Pena l’essere soggetti al pubblico ludibrio. Ma queste regole non scritte a volte possono saltare, specie in tempi eccezionali come quelli che stiamo vivendo, come è successo ieri alla Camera dei Deputati.

Ma andiamo al dunque. Ieri mattina Riccardo Ricciardi, deputato portavoce del Movimento 5 Stelle, nel suo intervento seguito all’informativa di Giuseppe Conte, ha puntato il dito contro la gestione della Sanità lombarda degli ultimi 30 anni, cominciando da quella del tristemente noto ras lombardo Formigoni, per finire a quella leghista di Maroni e Fontana. Gli ha messo in fila i loro peccati mortali: il taglio indiscriminato di 25mila posti letto nella sanità pubblica a vantaggio di quella privata, verso cui da decenni viene dirottato il 40% del fondo sanitario regionale (cifre nell’ordine di decine di miliardi!). Gli ha rinfacciato di aver indebolito la rete sanitaria territoriale, ricordando la frase del leghista Giorgetti quando ha sostenuto che dal medico dI base ormai non va più nessuno (a voi rusulta? Solo io trovo file infinite?). Ricciardi ha avuto la grave colpa di ricordare al leghista Fontana la sua scelta scellerata di aver chiesto alle Rsa di ospitare i pazienti Covid-19 riportando le parole di Luca Degani, presidente di categoria, il quale ha affermato che “è stato come accendere un cerino in un pagliaio”. Non a caso sono già in corso inchieste della magistratura e si sta valutando, in Regione, l’apertura di una Commissione d’inchiesta con a capo un esponente dell’opposizione. Il grillino ha rimproverato alla giunta Fontana, e da li in poi è scattata la bagarre, tanto che Il Presidente Fico ha dovuto sospendere l’ aula, di aver impegnato 21 milioni dei soldi dei contribuenti lombardi, molti dei quali generosamente donati, in un ospedale che ha ospitato non più di 25 pazienti per qualche settimana e che, aggiungo io, chiuderà a breve. Con buona pace del “supercommissario” Bertolaso che, visti come sono andati i fatti, avrebbe fatto meglio a non rispondere alla chiamata lombarda e a rimanersene in Sudafrica, al riparo da quel Covid-19 che, neanche ha messo piede a Milano, l’ha messo fuori “dai giochi della Fiera”.

Tutte verità incontrovertibili, oggettive, documentate. Ma per molti non si dovevano pronunciare, specie in un aula di Parlamento. E se non li, dove? Se la reazione scomposta e quasi intimidatoria assunta dai leghisti in aula, punti nel vivo da Ricciardi, va condannata ma è politicamente comprensibile, lo è di meno quella sibilata dalla “sorella d’italia” Giorgia Meloni, la quale ha insinuato che l’intervento di Ricciardi fosse stato concordato con Giuseppe Conte (quando invece, nella informativa di ieri, il Presidente ha invocato il dialogo fra maggioranza e opposizione). E lo è ancora di meno, anzi è vergognosa, la levata di scudi che c’è stata contro l’intervento del deputato 5 Stelle, da parte di tanta area di sinistra. Un vergognoso “fuoco amico” che da un alleato di Governo fai fatica a digerire.

A cominciare da quello del dem Fiano che, dopo Ricciardi, ha esordito dicendo “ora io vorrei parlare di politica…”, come a dire che quella del grillino, che denunciava gli errori di certa politica, fosse altro. Per non parlare poi dell’attacco via social sferrato da Enrico Mentana, un’altro che da qualche tempo ha imboccato la linea Cairo e che a Ricciardi ha dato del coglione seguito, in batteria, in serata, ma con sfumature diverse, dai vari Gruber, Palombelli, Formigli ecc. ecc. e parlamentari vari in studio.

Gente questa, cani da riporto della vecchia politica, che ieri, da destra a sinistra, ha fatto muro contro un parlamentare che ha avuto la sola colpa di inchiodare la gestione sanitaria lombarda davanti alle proprie responsabilità, rompendo l’omertosa regola del silenzio che accomuna da decenni intere generazioni di vecchia, consumata politica, altrimenti come spiegarsi le migliaia di firme raccolte da più aree mesi fa’ per invocare i domiciliari di un condannato corrotto come Formigoni? Gente, questa, cresciuta a pane e politichese che la verità, quella scomoda, la rifugge come la peste e che ieri si è fatta scudo, ipocritamente coalizzata, della pietas verso le migliaia di vittime lombarde del Covid-19, e della prova eroica che ha dato di se il personale medico e paramedico lombardo, per tacciare il deputato Ricciardi di irriconoscenza e scarso rispetto dei morti. Sepolcri imbiancati che fanno finta di non capire che è proprio per rispetto alla memoria delle tante vittime, molte delle quali avrebbero potuto essere salvate con una più oculata gestione della epidemia (vedi quella operata in Veneto dal leghista Zaia), che è doveroso ricercare le responsabilità che, in lombardia, sono state della politica , non della classe medica e paramedica che, anzi, per prima ne ha denunciato la malagestione.

Viviamo in una Repubblica fondata sull’ipocrisia, dove ogni peccato ti si perdona, fuorché quello di dire la verità.

10 replies

  1. Brava. Purtroppo l’Italia è dx e sx da tre generazioni, è difficile molto difficile dire la verità, essere onesti, leali e provare a realizzare per gli altri.. Tutte belle parole ma come hai riportato : Fiano, adesso parliamo di politica!! Quella di zingaretti regione lazio con anticipo di milioni di euro per mascherine??? O come bertolaso hospital, coi soldi spariti al vento???? No parliamo della pivetti dai che è meglio, ma qui c’è da difendere John elkann : pandemia, disoccupazione, che si fa? Chiediamo 6,3 miliardi di euro allo stato, e noi azionisti ci dividiamo 5,5 miliardi di dividendi!!! E dovremmo guardarci in faccia ed aiutarci tutti insieme, per i nostri figli!!!! E la cultura ruffiana e vigliacca, ipocrita per eccellenza, da che parte sta? Ovvio, con i soldi!

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  2. A me gli interventi dell’on. Fiano sono sempre piaciuti: da quando si sbracciava nel 2016 per il SI al referendum alle sue analisi della sconfitta: mi sono divertito moltissimo, in ogni occasione.

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  3. Lo schema è quello del bullismo, e vale in politica come nell’informazione.
    Se qualcuno dice qualcosa che non ti piace perchè ti mette in discussione o in cattiva luce, lo assali, lo minacci, lo fai star zitto, lo prendi a sassate in gruppo, lo schiacci.

    Fanno sempre così, a casta unificata, e gettano la maschera mostrandosi feroci per poi reindossarla subito e rimettersi a fare i buonisti a favor di telecamera, per non spaventare i bambini che guardano la tv, e poi votano seguendo le favole.

    Manipolazione e, se non basta, ferocia.

    Hanno preso il potere e non vogliono mollarlo, come le mafie, e con l’informazione che fa da cane pastore e porta il gregge dove vuole il padrone.
    Levarceli di torno è un cammino lungo, e arriveremo in fondo solo se capiamo che è indispensabile, perchè se abbiamo dubbi e tentenniamo ci sbranano.

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      • Dovrebbe ogni tanto, non sempre, non si pretende tanto, accertare se le sue fonti esprimano fatti o idee. Può sembrare un esercizio difficile all’inizio, perché è molto più semplice fare il tifoso in curva e buttarla in caciara, ma poi potrà sperimentare quanto è nobile l’arte di maturare un pensiero proprio. Si eserciti, mi dia retta.

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  4. @ Paolapci
    Vale quanto detto nell’ultimo capoverso postato nell’articolo di Scanzi del 21/5 in riferimento e di risposta al suo !!!
    Chiudo e… La saluto !!!

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    • Le dispiace se non vado a recuperarlo? Non so, temo che avrà scritto banalità su complottismi, nickname, mafia capitale e onestà onestà, erano bravi quelli di prima e non ci sono i soldi tagliatevi lo stipendio. Quando esprimerà un concetto suo, pur non brillante, mi avverta, la prego.

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